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Diario della costruzione di una pagaia tradizionale in legno

Testo e foto di Eugenio Gastaldo

Allego un po’ di fotografie e commenti sulla costruzione della pagaia che ho in corso.


Tavola grezza

Il legno è toulipier, un albero della famiglia delle Magnoliaceae, peso specifico essicato circa kg 480/mc.

L’uomo della segheria, illustrato l’impiego che ne avrei fatto, non ha voluto darmi il frassino, ma questa essenza che resiste molte bene all’acqua.
Non so dire se la flessibilità è comparabile, comunque è un legno duro ma che si riesce a lavorare.

Per la sagoma ho seguito profili e dimensioni illustrate sul sito di Aldo.


La tavola sbozzata.

Queste prime lavorazioni sono state eseguite nei sotterranei del condominio in cui abito a Torino.
Siamo a 6 metri sotto il livello della strada e di pochi metri sopra il livello del Po, che scorre due isolati più in basso


La costruzione continua poi in alta montagna, Valle d’Aosta, in alto nella Valle di Gressoney, a circa 1.850 ml s.l.m..
Si intravedono le linee tracciate sulla pala e le imperfezioni nella sagomatura del manico


Manico e pomello prendono forma, ma dovrò lavorare per correggere le imprecisioni di taglio che generano spessori disomogenei


Anche la prima facciata della pala comincia a prendere forma anche nello spessore.


Il lavoro sugli spessori della prima facciata della pala è lungo e faticoso, ma piano piano procede


Le linee degli spessori sono visibili, c’è ancora molto lavoro da fare.

pagaia semifinita
La pala ha assunto la sua forma pressoché definitiva.

pagaia semifinita 2
pagaia semifinita 3
La fotografia non evidenzia bene i difetti.

Per la prima facciata ho seguito scrupolosamente i consigli di Aldo:
Tagli di sega trasversali, sgrossature con accetta (io ho usato uno scalpello largo), lavorazione con surform, e infine levigatrice a nastro e levigatura manuale.
I risultati corrispondono anche nella sezione a quanto mi aspettavo.
Per la seconda facciata ho pensato bene di lavorare direttamente con pialletto elettrico e levigatrice a nastro.
Per fortuna mi sono fermato prima di rovinare tutto: il profilo trasversale stava diventando come voleva il pialletto e non come lo volevo io.
Conclusione : un po’ di tempo e di fatica in più sono ampiamente ripagati dal risultato.

pomello
Il pomello di impugnatura ha sezioni elementari ma si è rivelato molto comodo all’uso.

Per la verniciatura ho seguito il consiglio di Aldo, che condivido in pieno.
L’olio di lino cotto è un materiale antico ma molto efficace.
L’aspetto finale della superficie trattata non è “leccato” come una verniciatura industriale ma è ugualmente gradevole anche al tatto.
Ho dato due mani, a 72 ore di distanza l’una dall’altra.
Dopo qualche giorno di uso in acqua ne darò una terza.

pagaia finita
La pagaia in sezione, e la vista frontale della pala dopo la verniciatura.

in acqua
in acqua a pale sollevate
Infine in acqua i miei figli si esercitano sul lago di Candia Canavese.
Brandiscono le pagaie; quella del canoista di prua è acquistata, quella di poppa è di mia costruzione.

Ho trovato la pagaia auto-costruita molto leggera e maneggevole. Aanche la pagaia industriale è un modello tradizionale ed io non sono abbastanza esperto per apprezzare la differenza fra i due modelli.
Tuttavia rispetto alle pagaie moderne, da slalom per intenderci, la trovo molto riposante e più maneggevole.

Nella costruzione ho commesso alcuni errori, a cui non sempre ho saputo rimediare.
Il risultato –anche se non evidenziato dalle fotografie– si è tradotto in alcune asimmetrie fra le due facce della pala.
In ogni caso pagaiare tenendo fra le mani il risultato della propria fatica è di grande soddisfazione.

Un grazie speciale ad Aldo Varotto per le istruzioni sul suo sito e per i suggerimenti forniti via e-mail.
Dopo agosto la seconda pagaia, e, se riesco, la canoa in legno e tela.

Testo e foto di Eugenio Gastaldo


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