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ADMIRALTY : UN PARADISO NATURALE

Testo e foto di Flavio Mainardi

Veduta aerea Admiralty

INTRODUZIONE

Cancellate tutti gli stereotipi che avete sull' Alaska : il grande freddo, i ghiacci perenni, la tundra, la rada vegetazione, e immaginate la più rigogliosa foresta di conifere corredata di splenditi specchi lacustri e collocatela in riva al mare.
Mescolate le popolazioni animali e vegetali dei due ambienti.
Aggiungete un clima umido abbastanza temperato, maree di alcuni metri, fiumi con rapide che scorrono ora in un senso ora nell'altro, con acqua, ora dolce ora salata ed otterrete: l'isola di Admiralty.

Situata lungo la costa del Pacifico, all'interno della Tongass National Forest é stata dichiarata Riserva della Biosfera dall'Unesco.

È quasi completamente disabitata, ed ospita una delle più antiche e meglio conservate foreste pluviali del Nord America, con una straordinaria popolazione di Grizzly, Aquile, Salmoni ed una grande varietà di altri animali selvatici.

IL VIAGGIO

Idrovolante

Dopo un ora di volo su un piccolo idrovolante, da Juneau, capitale dell’Alaska, siamo sbarcati ad Angoon, piccolo villaggio sulla costa occidentale dell'isola.

A parte un collegamento navale settimanale con il "postale" che percorre l'Inside Passage, è questo l'unico mezzo che permette di raggiungere Admiralty.

Dal finestrino del traballante e vetusto, ma solido e sicuro aereo, scorrevano sotto di noi: le coste, i fiordi, i boschi lussureggianti, e le foci dei torrenti che si gettavano in mare in un susseguirsi di paesaggi sconfinati.
In lontananza i giganteschi ghiacciai costieri.

Un accogliente B&B ci ospitava per la prima notte e dopo un abbondante cena nel caratteristico lodge dei proprietari, eravamo pronti ad affrontare le scomodità che ci avrebbero atteso nei giorni seguenti.

Bed and Brekfast

Il mattino dopo, con la marea calante e le canoe cariche (due vecchie Easy Rider solide e stabili), aspettavamo le condizioni favorevoli che ci avrebbero permesso di sospingerci nell'interno.
Risalendo fiordi e canali, da bacino a bacino come in un sistema di vasi comunicanti saremo penetrati dentro quel territorio, sfruttandoli come delle chiuse che si aprono e si chiudono secondo il livello delle maree.
La navigazione non era difficile, ma bisognava prestare molta attenzione negli stretti,dove nei momenti di variazione si creavano forti correnti (fino8/10 nodi), che formavano rapide con grosse onde e gorghi enormi.
Passare nei momenti sbagliati avrebbe significato correre un grosso rischio con le canoe stracariche.

Una volta raggiunte le baie interne, non era semplice orientarsi nel dedalo di laghi ed isolette, con la morfologia che cambiava di continuo, ma grazie al GPS eravamo sempre sicuri di essere sulla rotta giusta.
Le sponde rigogliose ci offrivano viste superbe.
Innumerevoli gli avvistamenti di Bald Eagle, sfuggenti quelle di Caprioli, curiose le Foche e i Delfini che si avvicinavano alle nostre imbarcazioni.

aquila

Quando il livello dell'acqua salata scendeva scoprendo il fondo, un meraviglioso mondo sommerso fatto di: stelle marine scarlatte,anemoni variopinti, ricci, molluschi e alghe dalle strane forme, si mostravano ai nostri occhi.

Una strana schiuma biancastra, densa come un cappuccino, spesso si formava dove le forti correnti rimescolavano le alghe.

Schiuma

Molte famigliole di uccelli acquatici: Anatre e Smerghi, fuggevano quando ci avvicinavamo proteggendo i loro piccoli.

La sera montavamo il campo sugli isolotti, in modo da essere più sicuri da eventuali visite notturne, sistemando le tende in uno spazio protetto pianeggiante, su un morbido tappeto di muschio.

Foresta

Gli Scoiattoli, i Picchi e altri uccellini ci spiavano dal fitto dei rami, e i minuscoli Colibrì danzavano intorno a noi.

Accendevamo il fuoco in un cerchio di pietre, con la legna secca che trovavamo nei boschi più fitti, e dopo cena riponevamo ogni volta le provviste su di un albero a debita distanza dal campo, in modo da proteggere il cibo dagli orsi.

Rapide

Trasbordando l'ultima rapida siamo saliti fino al lago salato superiore, e da li fino alla foce di un torrentello che di disperdeva in una zona palustre ricoperta di carici ed altre erbe, ricco foraggio per gli orsi.
Abbandonate le canoe abbiamo proseguito a piedi nell'acquitrino tra i salici e gli ontani e abbiamo continuato penetrano nella densa foresta.
Esplorando l'area abbiamo ritrovato un vecchio sentiero tracciato vent'anni prima, ma oramai quasi inghiottito dalla vegetazione.
Nell' immensa coltre verde composta da secolari Abeti di Sitka e di Hemlock tra tronchi marcescenti, muschi, felci lussureggianti crescevano strani cavoli giganti, mentre i licheni si sviluppavano  come ragnatele, in un caos primordiale e labirintico.

Foresta

Il notevole tasso di umidità che connota queste zone, ha favorito una crescita rapida della vegetazione e le conifere raggiungevano decine di metri di altezza e diametri notevoli.
Tutto appariva enorme.
Un silenzio assordante ci circondava ed ogni piccolo rumore ci terrorizzava.
Proseguivamo compatti, avanzando con circospezione, cercando di fare rumore con dei campanelli e vociando sonoramente, in modo da farci riconoscere in tempo e non cogliere di sorpresa qualche Grizzly.
Fortunatamente i temuti incontri ravvicinati non sono avvenuti e siamo ritornati alle nostre imbarcazioni sani a salvi, con nella mente quel mondo incantato.

Durante la navigazione abbiamo spesso pescato. I Salmoni in quel periodo purtroppo non avevano ancora iniziato a risalire i fiumi, ma c'erano moltissime trote (Cutthroat) dalle carni rosate e saporite, che cucinavamo la sera sulle braci del focolare.

Pesca

Riuscivamo così ad integrare i cibi liofilizzati dal pessimo sapore.

Una delle occupazioni quotidiane che ci prendevano più tempo era la ricerca dell'acqua da bere.
Nonostante fossimo in una delle zone più integre del pianeta, dovevamo potabilizzarla ogni volta, per la presenza del parassita Giardia.

Siamo anche riusciti a risalire il torrente  principale che alimentava quei bacini sino ad una cascata insuperabile, resa gonfia dalle abbondanti precipitazioni del giorno precedente.

Cascata

Dei fantasticati Grizzly abbiamo visto soltanto le numerose tracce e sporadiche lontane apparizioni.

Dopo una settimana di esplorazione all'interno, accolti da un tempo abbastanza clemente (per quelle zone ) siamo rientrati alla base, dove, Sharon, la proprietaria dell' alloggio, ci aspettava ansiosa, ma felice di rivederci, accogliendoci con the e degli ottimi biscotti appena sfornati.
La consueta cena al Lodge innaffiata da un buon vino, offerto da due ospiti californiani, (tenete presente che l'isola è "Alcohol free" per non invogliare i nativi) conludeva con un brinidisi la nostra avventura.

Dopo cena, mentre rientravamo: l'ultima sorpresa !
Alcuni Grizzly si stavano disputando i resti dei salmoni e di altro cibo scaricato dai Pik-up nella discarica del paese ! Sigh !
La nostra presenza ravvicinata non sembrava minimamante turbarli anzi ci guardavano con occhi imploranti altre leccornie.

Con questo brusco richiamo alla "Civiltà" terminava in nostro soggiorno.
Il giorno seguente il solito Idrovolante Beaver ci avrebbe ricondotto sulla terraferma.

Artigli d'orso

NOTE STORICHE

L'isola di Admiralty  (il nome di origine russa risale al periodo in cui la zona era sotto il dominio degli zar) è rimasta inesplorata nel suo interno sino al 1907, quando Al Hasselborg la attraversò per la prima volta (con un spedizione della Società Geografica Americana) lungo l'itinerario che in parte abbiamo seguito.

Le popolazioni di nativi Tlingit, pur vivendo qui da centinaia di anni, si limitavano a popolare le terre costiere dove erano ubicati i loro villaggi.
Sfruttando le risorse dal territorio, occupandosi soprattutto di pesca.
Raramente si spingevano oltre, perchè non ne aveveno la necessità, per loro l'entroterra era pericoloso, perchè abitato da Khutz, l'orso bruno.
Infatti il nome che avevano dato all'isola era XUTSNUWU  'XA'T che significa: L'isola Fortezza degli Orsi.
Attuamente l'area selvaggia è chiamata  KOOTZNOOWOO

Mappa

NOTE GEOGRAFICHE

Superficie: 4000 kmq
Altitudine: max 1400 m
Lunghezza: 160 km
Popolazione: 400 umani ,1600 orsi
Maree:  dislivello 7m
Temperature estive: 4/15 °C, max 26°C
Pioggia: 1200 mm/anno

Vai all'album fotografico completo.

Testo e foto di Flavio Mainardi


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