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Discesa del Lambro

Testo di Flavio Mainardi e Giusi Troiani
Foto di Flavio Mainardi ed Antonella Simoni

Partecipanti
I partecipanti al raduno sul Lambro

Per il secondo anno consecutivo, in una bella calda mattina di maggio, siamo scesi in canoa lungo il Lambro con 14 canoe.
Una discesa dal significato simbolico, un modo per continuare a fare comprendere che, anche se bistrattato da anni di incuria ed oblio, il fiume ha conservato ancora bellissime caratteristiche naturali, e solo frequentandolo si riuscirà a farle emergere e conoscere.

Nel tratto che deriva dal lago di Pusiano, le sue acque erano limpide e ricche di pesci, la lussureggiante vegetazione ripariale ricopriva il fiume come un tunnel, mentre nella valle sprofondata nella pianura spuntavano cascine e coltivazioni.

Una cornice di ontani, platani, pioppi e robinie in piena fioritura, ammantavano le sponde spandendo un delicato profumo, mente Iris gialli, agli selvatici, viburni e biancospini decoravano le rive.

Un solo sentore molesto: l'odore naturale del letame sparso nei campi. Non mancava la presenza delle opere dell'uomo, ma gli antichi mulini e gli opifici, che con i loro sbarramenti e derivazioni ci intralciavano il percorso, si inserivano nell'ambiente disegnando un paesaggio d'antan.

Certo c'erano anche alcuni capannoni e fabbriche, ma, nel tratto percorso restavano nascosti dal verde. Anche lo scarico del depuratore appariva abbastanza pulito.

Il basso livello che rallentava la navigazione ci permetteva, però di osservare meglio i dettagli delle rive e le sagome guizzanti di carpe e cavedani sotto di noi.
Lo scorso anno l'apertura della chiusa sul cavo Diotti aveva rimescolato il fondo nascondendo lo spettacolo.

Sperando che queste condizioni perdurino nel tempo, vorrei richiamare l'attenzione, delle Autorità di Bacino, del Parco e dei comuni, per fare si che vengano conservate, impedendo costruzioni e scarichi abusivi e controllando la funzionalità dei depuratori.
Penso che il tratto percorso, anche grazie alla pista ciclabile, possa essere fruibile tutto l'anno stimolando nella popolazione l'attenzione verso questo delicato ecosistema.

Con un minimo di interventi si potrebbe rendere più facilmente percorribile il fiume, permettendo il superamento degli sbarramenti e garantendo degli approdi utilizzabili dalle canoe.
Vedendo quello che c'è qui, si può immaginare come potrebbe diventare tutto il corso del Lambro con una più attenta gestione delle acque e del territorio.

Si comprenda, che sia un bene comune da tutelare, non un corpo morto irrecuperabile.
Nei dintorni ci sono molte persone legate al Lambro anche affettivamente, vederlo finalmente navigare per loro è stata una piacevole sorpresa.
A Nibionno, qualcuno ha voluto provare la canadese, e molte persone ci hanno scritto di voler provare la canoa.
Un "fan" ci ha mandato alcune foto.

Anche chi è disceso in bici ha potuto godere di una ciclabile tra gli alberi che solo a tratti si immette sull'asfalto per poi raccordarsi ancora con lo sterrato. Per loro è stata una ricognizione del percorso, in vista di un evento più ampio.

Lo scalone del Lambro
Lo «scalone» del Lambro
Ruota di mulino
Ruota di mulino
Canoe alla partenza
Canoe alla partenza
Canoe alla partenza
Canoe alla partenza

Inizio della discesa
Superamento del primo sbarramento
Superamento del primo sbarramento
secche
Secche
Passaggi sotto le fronde
Passaggi sotto le fronde
Carpa
Carpa
Tratto della discesa
Un tratto della discesa
Superamento del secondo sbarramento
Superamento del secondo sbarramento
Trasbordo nel verde
Trasbordo nel verde

Testo di Flavio Mainardi e Giusi Troiani
Foto di Flavio Mainardi ed Antonella Simoni


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