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Discesa del Toce.

Testo di Flavio Mainardi

Ci siamo ritrovati in otto partecipanti con tre canadesi, per riprovare questo percorso conosciuto sin dai tempi del Granacci con il nome di periplo del Montorfano.
In effetti più di che di una discesa si tratta di un percorso ad anello che si conclude nel bellissimo paesino di Mergozzo, non chiudendosi per poco.

Una escursione ben riuscita, una discesa, che in realtà era per metà una risalita, visto la limitata velocità della corrente nel tratto finale del fiume e il vento contrario proveniente dal lago che ci spingeva indietro.

Vari gli ambienti acquatici incontrati : dall'ampio fiume di fondovalle, al lago ondoso, al canneti ripari, al piccolo corso d'acqua invaso dalla vegetazione, al laghetto dalle acque limpide.

Ci siamo imbarcati dopo il ponte di Cuzzago, accorciando il percorso per evitare il trasbordo di uno sbarramento di massi molto insidioso, e dopo una quindicina di chilometri ci siamo Immessi nel lago Maggiore, lo abbiamo costeggiato, ed abbiamo risalito il piccolo emissario del lago di Mergozzo nascosto nella vegetazione.

Giunti nello specchio d'acqua ci siamo concessi un bagno ristoratore ed abbiamo fatto pratica con le manovre di raddrizzamento e risalita in Canoa dopo un rovesciamento.
La bella giornata calda e ventilata e la tiepida temperatura dell'acqua ci hanno aiutato, non facendoci però dimenticare che queste condizioni spesso non si incontrano e che imparare bene queste operazioni spesso può risolvere situazioni d'emergenza.

Molti gli incontri ravvicinati con l'avifauna locale: aironi cinerini, garzette, ballerine, famigliole di cigni, nitticore, nibbi, falchi, cormorani, svassi,anatre, nidificanti nella Riserva di Fondotoce.
Incontrati all'imbarco anche rettili quali biacchi e ramarri.
Molti i turisti in gran parte stranieri negli ottimi campeggi tra i due laghi, poche le imbarcazioni a motore incontrate.

Grazie a tutti i partecipanti : gli Yukon Boys (Gianni,Marco,Sara, Alessandro e Marchino) e ai "motori " del mio equipaggio Lilla e Marina.

Testo di Flavio Mainardi


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